La FNPF denuncia gli attacchi alla politica idrica

© Laurent Duclos

Riunita il 29 giugno 2026 a Parigi in occasione del suo congresso annuale, la Federazione nazionale della pesca in Francia e della tutela dell?ambiente acquatico (FNPF) ha colto l?occasione per richiamare l?attenzione del ministro delegato incaricato della Transizione ecologica, Mathieu Lefèvre, su diverse questioni ritenute delicate: la politica delle risorse idriche, la situazione dei pesci migratori, la classificazione del siluro e la regolamentazione dei cormorani.

Riaffermare le posizioni

All'incontro hanno partecipato Olivier Thibault, direttore generale dell'Ufficio francese per la biodiversità, Cécile Avezard, direttrice generale di Voies navigables de France, di Thierry Burlot, presidente del comitato di bacino Loira-Bretagna, nonché di Pierre Medéville, senatore e membro del gruppo di studio «Caccia e Pesca» al Senato, e di Daniel Labaronne, copresidente del gruppo di studio «Caccia e Pesca» all?Assemblea nazionale.

Al di là dei dialoghi istituzionali, questo appuntamento annuale ha permesso alla rete delle associazioni di pesca di ribadire le proprie posizioni sulle grandi sfide legate alla gestione delle risorse idriche, alla salvaguardia della biodiversità acquatica e al futuro della pesca ricreativa.

Una politica idrica ritenuta compromessa

Mentre lo stesso giorno il Senato esaminava il disegno di legge d?urgenza in materia agricola, Claude Roustan non ha nascosto la propria preoccupazione. Secondo il presidente della FNPF, questo testo «mira letteralmente a smantellare» un modello di politica idrica che era stato consolidato nel 1992 e poi nel 2006, prima di essere progressivamente messo in discussione e indebolito nel corso degli anni.

Per la FNPF, la politica idrica sembra ormai ridotta a una logica di appropriazione della risorsa comune, a scapito di una visione d?insieme. Il suo presidente ricorda invece che l?acqua non può essere considerata un bene comune ordinario. La federazione chiede un ministero dedicato, una grande legge di programmazione, una maggiore condivisione delle risorse, la rigorosa applicazione del principio «chi inquina paga», una governance locale, una ripartizione equilibrata e concertata della risorsa, nonché il riconoscimento di un principio superiore: quello della sobrietà.

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