Elogio dell'eleganza
Potrei parlarvi dell'ultima canna con azione super progressiva, dell'ultima ninfa o della lenza auto-lanciante, ma non lo farò: vi racconterò tutto.
Potrei parlarvi dell'ecologista che c'è in ogni pescatore, del predatore gentile che diventiamo in riva al mare, ma non credo che sia così.
Potrei parlarvi di studi entomolo-alieutici, correnti, insetti, gobage e stazioni, ma non lo farò.
Potrei, come Maurice Genevoix, descrivere la natura, le sue acque e i suoi silenzi, ma non credo di farlo.
Potrei raccontarvi tutto dei pesci giganti, delle lenze incredibili e di tutti i pesci che ci aspettano da qualche parte, nel segreto dei fiumi, ma non credo proprio.
Oggi voglio parlarvi di bellezza. Della ricerca quasi istintiva dell'eleganza che accompagna la pesca a mosca. Sì, eleganza. Questa parola può farvi sorridere, può irritarvi, può persino sembrarvi un po' antiquata. Si potrebbe dire che i pescatori a mosca si sforzano troppo, che amano solo i bei gesti, le belle canne, i mulinelli ricchi di storia, le scatole da mosca ordinate, le parole precise, i fiumi limpidi e le trote difficili. Qualcuno potrebbe dire che questo è un po' snob. Ma allora?
Esiste forse una forma di snobismo nella pesca a mosca. Non quello che guarda dall'alto in basso gli altri tipi di pesca o gli altri pescatori, ma quello che rifiuta la via d'uscita facile, la brutalità, il gesto sconsiderato e la cattura senza emozioni.

La pesca a mosca è alla ricerca di qualcosa di diverso.
Sta cercando il giusto equilibrio.
La precisione di un lancio.
La giustezza di una deriva.
L'accuratezza di un'imitazione.
La precisione di un silenzio in riva al mare.
E cosa sarebbe la precisione senza l'eleganza? Diventerebbe semplicemente efficienza.
Efficienza... che parola morta e senz'anima. Come pragmatico. Parole che cercano risultati, che uccidono l'ideale, quando solo la ricerca ha valore agli occhi del pescatore a mosca.
La pesca a mosca è un'eleganza discreta che non si limita all'apparenza. Un'eleganza di gesti, di atteggiamento, di sguardo. Un modo di stare di fronte al fiume, di fronte al pesce, di fronte all'essere vivente, un modo semplice di regolare la morsa su un tavolo uscito dalle mani di un ebanista pescatore.
E sì, coinvolge anche il materiale. A volte attraverso l'abbigliamento. Una vecchia giacca da pesca, un cappello d'altri tempi, una scatola per mosche rovinata dalle intemperie, una vecchia canna, un mulinello che ha già sentito cantare altri fiumi. Non si tratta solo di sfarzo. Sono tracce. Oggetti che portano con sé una storia, una mano, un'epoca, un modo di fare.
Una trasmissione da ricevere
Nella pesca a mosca, l'eleganza non si può comprare nuova: va ricevuta, tramandata e patinata. Viene dalle vecchie mani che ti mostrano come tenere una lenza, come leggere una corrente, come scegliere una mosca senza parlare troppo forte. Viene dai gesti ripetuti, corretti e offerti. Dai consigli dati in riva al mare, tra due silenzi.
Indossare un vecchio gilet, pescare con una canna carica di ricordi, aprire una scatola che ha già visto altre stagioni, non è interpretare un personaggio. È far parte di una stirpe. Significa riconoscere che non siamo i primi a cercare la bellezza nel movimento di una seta, né gli ultimi a volerla tramandare.
Attrezzature vintage, abiti d'epoca e bellissime attrezzature da pesca sono più che semplici accessori. Raccontano una storia di fedeltà. Dicono che la pesca a mosca non è solo una tecnica, ma una cultura. Un modo di ricordare, di imparare e un giorno, a sua volta, di trasmettere. Perché tutto è legato.
Dall'abbigliamento alla mosca, dalla scatola alla canna, dalla lenza al mulinello, tutto forma un insieme. Non un travestimento. Non una postura. Solo un modo di vivere la propria passione con coerenza, rispetto e gusto.

Alla fine della strada
Un pesce catturato con la mosca non ha valore solo perché è stato catturato. Ha valore perché arriva alla fine di un percorso: osservazione, pazienza, scelta, a volte fallimento, e infine quel momento in cui tutto si unisce.
Una mosca atterra silenziosamente.
Una deriva perfetta.
Un'oca.
Tensione nella seta.
E il mondo è in bilico.
È questo che conferisce al pesce il suo valore eccezionale.
Non le sue dimensioni.
Non il suo peso.
Non la foto che faremo.
Ma tutto ciò che rappresenta.
La pesca a mosca è una scuola di bellezza. Ci insegna che il modo conta quanto il risultato. Ci ricorda che un gesto può essere più importante di una prestazione, che un incontro può valere quanto una cattura, che un fiume può diventare un luogo di contemplazione tanto quanto una zona di pesca.
Cappello con piume
Spero che vi piaccia guardare un amico che pesca, un principiante che inizia o un pesce che si ingozza con lo stesso piacere che provo io. Avete mai visto gli occhi e il sorriso di un pescatore a mosca quando "fa" la sua prima trota a secca? Non lo si dimentica mai. Quindi sì, il cappello di piume è stato rivendicato. Perché c'è un elemento di eleganza, cultura, trasmissione e forse anche teatro in questo tipo di pesca. Perché ci sono anziani che mostrano, giovani che imparano, storie che circolano, luoghi e fiumi mitici. Perché in una scatola di mosche c'è un po' di artigianato, in una bella canna un po' di memoria, in un vecchio mulinello un po' di musica, in un fiume un po' di poesia.

E se questo suona snob, così sia.
Purché questo snobismo sia gioioso, aperto e generoso. A patto che non chiuda la porta agli altri, ma li faccia entrare. A patto che non serva a farvi sentire superiori, ma a ricordarvi che la pesca può essere bella, sensibile e profonda. Dopo tutto, la pesca a mosca non è solo catturare pesci. È l'arte di guadagnarselo con eleganza.

/ 







